VESCOVI E PRETI A CUBA..., CHE SPETTACOLO!!!...

La mia vita è un girovagare per provare ovunque ad annunciare il Vangelo di Gesù.
Certo non tutto è Europa, America, Asia o Oceania. Cristo ti porta su strade fangose e davanti a usci di case che non sono case, a palazzi di Vescovi che non sono palazzi, a case di preti che non sono case. E allora ti accorgi che quella parola “prete cioè sacerdote” si riempie di mistero autentico e di un carisma fecondo dove non sembra poter nascere nulla. Ed è proprio per il Sacerdozio di queste persone umili e immensi che fioriscono angoli e pezzi di cielo in luoghi infangati di ogni tipo di melma.

Un VESCOVO POVERO... non UN POVERO VESCOVO

Un mio amico sacerdote un anno fa mi ospitò a casa sua a Camaguey: ora è Vescovo nella Diocesi più povera di quel paese: oltre 500.000 abitanti con 15 preti. La sua amicizia e cortesia è la stessa, è solo cresciuta la sua povertà che è uguale a quella della sua gente. A casa sua, oggi che è Vescovo, c’è meno dell’anno scorso. Ma di fronte ai piatti semivuoti non era cambiato né il sorriso né l’entusiasmo.
E a tavola i racconti quotidiani non di... nastri tagliati o partecipazioni a convegni o manifestazioni con le autorità, ma semplicemente il racconto delle visite nei tuguri nascosti dove l’uomo è meno uomo. Una struggente tenerezza mi prende di fronte a questo prete molto più prete di me, che penso di essere bravo perché ho 1000 euro in tasca da dargli. Lui ha molto di più da darmi. Ho partecipato alla Concelebrazione con i suoi preti: solo lui con la casula, per noi non c’era nemmeno il camice e la stola. Ma che Messa!
Lui non ha fatto una predica dottrinale, semplicemente si è messo a ringraziare i suoi preti per la loro vita coraggiosa e donata. Mi sembrava Cristo inginocchiato davanti ai suoi Apostoli nell’ultima cena.

UN VESCOVO CON LA FAMIGLIA

E l’altro Vescovo amico in un’altra parte del paese, con la stessa situazione di sacerdoti.
Nel viaggio insieme si è preoccupato di fermarsi, varie volte, a cercare la verdura per me italiano, fino a portare a casa quel po’ di ortaggi per i giorni che sarei rimasto da lui.
Arrivati nella sua casa episcopale, mi mostra il suo appartamento. Sorpresa: nel suo bagno stava facendo la doccia un bambino. Dimenticavo: mi aveva detto che nella sua casa vive una famiglia con due bambini! E perciò quanta familiarità semplice e tenerezza, proprio tenerezza nei miei confronti. Chi non ha nulla, dà tutto. Forse chi ha molto, non dà che quasi nulla.

IL PRETE DELLE MATITE

Ho scritto nella mia mente per il mio ritorno a casa e sul cuore. Ho cercato di mettere punti fermi di Vangelo: quello dei poveri, convincendomi che non esiste se non il Vangelo dei Poveri, del Signore povero, del Dio degli ultimi.
Un mattino incontro un Sacerdote che sprizza gioia. Ha un piccolo sacchetto in mano.
E’ un uomo di quasi 50 anni. Gli chiedo il perché è così contento. E lui: ”Ho potuto trovare e comprare alcune matite, non solo, ho trovato e comprato un temperamatite!”. E me lo mostra quasi con orgoglio. Altra dimensione: dove la gioia è nelle piccolissime cose, perché manca l’essenziale.

IL PRETE DI BETLEMME

Mi trovo a fare un concerto in una città famosa del paese BARACOA. Devo cantare in Chiesa. Dall’esterno sembra una grande Chiesa. E lo è realmente.
Quando entro il Sacerdote si scusa per la fatiscenza del tempio: il soffitto è sorretto da sostegni di legno, tutto è cadente e... come Betlemme. Vi dirò che non so cantare come gli angeli, ma che, quella notte, ho sentito gli angeli cantare con me. Visionario o poeta? No, quei bambini che non avevano mai pensato di cantare e danzare con un Sacerdote, mi hanno fatto pensare ai pastori stupiti di fronte ai cori celesti. E quel Sacerdote che non ha una bella Chiesa, ma ha belle persone, con in mezzo al concerto un giovane ubriaco che mi rispondeva e che lui si è preso sottobraccio... Vorrei far vedere questi preti a certi direttori di orchestra di programmi televisivi Rai. Non li andranno mai a riprendere o a domandargli: perché o per chi ci stai qui, senza stare in prima pagina. E sentirebbero risposte che sanno di un Vangelo indiscutibile, che mette a sedere tutti i Santoro o gente del genere.

PRETI... BELLI...

La sera dopo sono in una Parrocchia di campagna. La Chiesa è una tettoia. La casa Parrocchiale: mi sono pentito di aver chiesto di andare in bagno... ma l’alternativa erano solo le piante. Ho sbirciato la stanza del sacerdote: una specie di letto, un luogo per inginocchiarsi, una corda per i panni. E il suo sorriso. Una cena per dire cena. Due occhi limpidi e un sorriso discreto che ti conquista. Quando mi presenta alla sua gente, capisco lo spessore della sua anima e del suo dono quotidiano.
Non ha macchina. E’ là in quell’eremo nascosto a prendersi gli applausi del suo eucaristico Dio.
E ancora... Un’altra sera. Questo prete che a cena offre la birra e sembra più italiano e evoluto. Dovrà andare via di casa. Quella casa di tutti, dove ogni sera offre da mangiare a molti ragazzi che, a turno, dormono, tutte le notti da lui in piccoli gruppi. Quasi un campo scuola per tutto l’anno. Con il chiasso di tutte le notti che i ragazzi inevitabilmente fanno. E lui che dice: ”Sono ragazzi”. Felice di averli paternamente a casa sua.
Sono un illuso?
No, ho visto molte parti del mondo e i preti mi hanno convinto con la loro fedeltà e con il loro eroismo.
Oggi molti fanno spettacolo con la vita dei preti, ma in genere i preti sono lo spettacolo nascosto del mondo: solo Dio sa, Lui che li ha voluti così: uomini semplici ma immagine di Cristo e altri Gesù.

Don Giosy Cento