|
PREFAZIONE DI DON GIOSY CENTO
Non si scrivono libri su credenti eroici per mandarli sugli altare a…..’fare i santi’.
Essi sono già santi nel cuore di Dio e la loro ‘full immersion’ nella dimensione divina è già miracolo e mistero sulla terra.
Gianluca Scrimieri (scrimgia@libero.it), in queste pagine, mi ha fatto incontrare una donna, una monaca “viterbese” che illumina il suo periodo di esistenza e, forse ancora di più, la nostra storia moderna.
Suor Maria Benedetta Frey non è particolare ed eccezionale soltanto per essere stata, come lei stessa si definisce, “la povera Crocifissa“ su un letto di malattia per oltre cinquanta anni, ma soprattutto per il modo spirituale con il quale ha vissuto, interpretato, pregato, offerto questa chiamata di Dio a uno stato di vita di malattia e di dolore.
La sua “paralisi” fisica comincia a 25 anni e, pur con la sua già notevole preparazione spirituale, spero lei l’abbia sentita con tutta la responsabilità ma anche con i perché e la...rabbia tipica giovanile di fronte alla prospettiva di una vita che, in quei momenti, sembra solo...altra.
In questo senso Suor Benedetta è uno specchietto per i giovani di oggi quando, per essi, anche la sofferenza più piccola diventa una montagna; quando alla sofferenza si aggiunge l’insofferenza per tante problematiche della vita.
Sembra che lei, in quell’annuncio prematuro doloroso, avesse la grande tentazione di togliersi la vita. (perché oggi tanti suicidi dei giovani? Certo manca il riferimento eterno).
A proposito di questo, mi è sembrato molto simpatico che lei scrivesse a una ragazza che non ha superato un esame e che sembra il più grande problema della vita: “Chissà quali mire Gesù ha su di lei... Mentre le ha permesso tal mortificazione, non per essere lei non abbastanza istruita nelle scienze in cui è stata esaminata…perché lo so che è istruitissima, ma affinché lei conosca che il mondo è pieno di afflizioni, di inganni, di ingiustizie e così non attaccarsi alle fugaci cose di quaggiù. MIA CARA, L’ANIMA NOSTRA NON TROVA PACE SE NON NEL SUO CENTRO CHE E’ DIO “.
Altro che ‘i miei rozzi scritti‘ come lei li chiama!...
Spesso usa questa parola molto sentita attualmente: il centro.
Soprattutto Dio come centro di riferimento assoluto nella relatività della vita, nella sofferenza, nella gioia, nelle scelte.
L’uomo che può perdere il centro di se stesso (alcuni definiscono così il peccato!) perché si allontana dal se stesso più vero allontanandosi dal centro vitale che è Dio. E questo decentrarsi diventa un discentrarsi dalla strada della felicità e della piena realizzazione di sé.
Dio è centro unificante.
Suor Benedetta è specchietto.
In lei, nella sua fragile corporeità malata l’umanità si specchia e rimbalza, rigenerata, nell’amore avvolgente di Gesù Bambino.
Dobbiamo riconoscere che lei è specchietto di cielo perché, fin da sempre, il bambino Gesù è il suo specchietto dell’eterno Dio.
Lei lo ha sempre davanti, attorno, dentro.
Gesù Bambino è il suo amore, la sua forza per ottenere qualsiasi grande e impossibile grazia, è l’Intercessore e il Guaritore.
In lui “nasconde“ le anime per difenderle e farle riposare. “Le accludo il Sacro Cuore ove io l’ho nascosta, perché lì nessuno potrà toccarla e offenderla...” (lettera a una amica)
Gesù Bambino è il suo Pane Quotidiano, è la sua S. Messa senza la quale non può vivere.
Così era solita dire: ”Gesù Bambino le fa le grazie però, se prima non vi mettete in grazia di Dio, non potete riceverle”.
Ci sono tre verbi che hanno illuminato la sua vita: Amare, Soffrire, Operare.
Amare Gesù, soffrire per Gesù, operare per Gesù e andremo in Paradiso.
Tre parole fondamentali per il credente del terzo Millennio.
Amare Gesù: la storia richiede sempre di essere innamorati di Cristo e non dei sopportatori di una religione ricevuta in eredità. Dall’innamoramento nasce la religione forte, aperta, senza vergogna o calcolo. E’ la Religione dell’intimità goduta con Cristo. (Giovanni Paolo II°)
E’ la religione creativa nelle situazioni della storia, e che sa inventare risposte per l’oggi secondo la Parola.
Soffrire per Gesù: “siamo fatti per il cielo. E il cielo si può comprare (sic!) solo con croci e tribolazioni di ogni genere“.
C’è dentro tutto il Vangelo e l’esperienza di salvezza di Gesù che muore e risorge. C’è tutta l’esperienza dell’uomo che, per natura, arriva a ogni risurrezione e liberazione attraverso la sofferenza, sale della vita.
Operare per Gesù: Beati gli operatori... aveva detto Lui, non solo... “i chiacchieratori”.
E Suor Benedetta, pensiamo, è operatrice inchiodata a un letto, e che operatrice!
Prega, parla, sorride, riceve piccoli e grandi persone. Compie opere straordinarie definendosi “io non sono donna di consiglio, ma sono una ignorante, non buona a nulla”.
Dal suo letto di sereno dolore lei ama, soffre, opera con Cristo. Mentre soffre, si offre.
Meraviglioso specchietto di Gesù nella totalità della sua missione.
E’ una donna capace di grandi, profonde e spirituali relazioni.
In misura di come e quanto si è uniti a Cristo, si è anche in Relazione con l’Universo e con le persone.
Non stupisce allora che Papi, Santi, Principi della Chiesa e del mondo siano andati a parlare e ascoltare questa dolcissima e forte monaca viterbese.
E’ bello quello che scrive a una donna: “Due righe spero gradirà dalla povera
M.Benedetta, la quale l’AMA INTENSAMENTE, e MAI POI MAI LA DIMENTICA PRESSO IL SIGNORE”. (Sembra un SMS mandato oggi su un cellulare!)
Le relazioni dei consacrati, oggi, devono raggiungere, in Gesù, una IMMENSA INTENSITA’ d’amore.
Così Gesù si metteva in relazione con ladri, bimbi, donne di strada, ecc...
Attorno a un letto “fermo” di Monastero, “si muove” l’umanità in relazione intensa d’amore con la monaca crocifissa.
Specchietto della vita di relazione di Cristo.
Spero che ogni lettore incontri questa meravigliosa Monaca lasciandosi leggere e non solo leggendo il libro.
Potrai scoprire la strada di te stesso, la strada verso te stesso, la strada verso gli altri e soprattutto verso Dio.
E anche tu e io faremo, se lo vorremo, un cammino verso la santità, con la certezza che è possibile anche per noi, come diceva Suor Benedetta Frey: “I SANTI ERANO DI CARNE E OSSA COME NOI E SI SONO FATTI SANTI“.
“Ma, mi chiederete, e la storia dello specchietto?…”
Semplice: mi è sembrata la cosa più dolce di questo libro di Gianluca Scrimieri quando racconta che Suor Benedetta non potendo, per la sua malattia, voltarsi con la testa a guardare il cielo fuori della finestra della sua stanza di dolore, si fa portare uno specchietto e lo posiziona in modo da vedere, ogni attimo, UN PEZZO DI CIELO.
1 novembre 2004
Giosy Cento
|