I venticinque anni di attività di don Giosy

Oltre 1.600 concerti, 700 canzoni, molte delle quali tradotte anche in lingua inglese, spagnola, francese e addirittura in Inhdi ed ora, gratuitamente, musica nelle piazze insieme con altri quindici musicisti del gruppo I Parsifal nato, appunto, per parlare tra la gente delle cose della vita. Questo, in breve è don Giosy Cento, un prete che un giorno ha deciso di pregare il Signore con la chitarra in mano divenendo così un cantautore particolarmente apprezzato, anche all'estero. Uno che canta il Vangelo e che utilizza le parole di Dio per arrivare dritto al cuore della gente. Dei giovani soprattutto, in particolare di chi è disorientato dai falsi richiami della società e di chi ha deciso di vivere lontano dalla luce di Cristo.
    Un'attività, quella di don Cento, a dir poco frenetica, che un anno e mezzo fa lo ha costretto a rinunciare all'incarico che aveva nella parrocchia di Grotte di Castro, in provincia di Viterbo. Nessuna rinuncia, però, alla vita religiosa, l'abito talare se lo tiene sempre stretto, è la sua vita. Essendo sempre in giro per il mondo a tenere concerti si è visto costretto ad abbandonare gli incarichi parrocchiali. D'altra parte anche il suo è uno spendido modo di evangelizzare.

   Tante le storie vissute, tanti giovani incontrati, tanti problemi affrontati. Don Giosy ha davvero molto da raccontare e allora noi dell'Eco non ci siamo fatti sfuggire l'occasione, proprio nel suo venticinquesimo anno di attività.
   L'incontro con il "prete che canta" avviene a Roma, approfittando di una pausa ricavata dal suo continuo peregrinare di paese in paese, di piazza in piazza, di strada in strada.
   Giosy Cento, la sua carriera di cantautore spegne proprio in questi giorni la venticinquesima candelina. Che tipo di bilancio viene fuori?
    A me sembra un bilancio estremamente bello grazie alla creatività che si è sprigionata nella mia vita in questi 25 anni inaspettatamente, in quanto Dio è sempre una sorpresa. E poi la bellezza viene dalla comunicazione con la gente, credenti e non.
   Come nasce il prete Cento?
   In maniera normale... Da un ragazzino che a 11 anni dice al suo papà che vuole farsi prete e che per risposta riceve "pensane un'altra..."; dalla mamma che accoglie invece questa proposta e da un prete, infine, che ti sta davanti e dici che vorresti essere come lui perché vive sempre insieme

ai ragazzi nella parrocchia di Ischia di Castro. Non volevo essere un uomo per pochi bensì un uomo per tanti. E solo Cristo questo poteva realizzarlo.
   Poi, nella sua vita è arrivata la musica...
   Ho cominciato a cantare una sera dopo Pasqua del '71, ero già prete, e non avevo voglia di pregare. Preso dal rimorso, però, ho deciso di pregare cantando. E mentre suonavo la chitarra mi sono accorto che ripetevo un motivo del Vangelo di quel giorno che seguitai a tenerlo in mente anche la mattina dopo. Questo pregare con la chitarra è durato mesi, e successivamente è diventato un modo per comunicare con Dio.
   Quali attese e quali disagi del mondo giovanile riesce a percepire durante i concerti?
Credo che i giovani attendano chi li ama senza giudicarli. Basta toccare le corde della loro vita ed essi rispondono, si entusiasmano. Si aspettano solo di essere amati e capiti. I disagi, invece, non dipendono da loro. Nascono dalla difficoltà di situarsi in questo modo dove regna una grande confusione interiore ed etica. I giovani si devono sentire cercati anche quando fuggono.
   La musica è qualcosa di invisibile


L'ECO di S. Gabriele - febbraio 2002