F

iglio mio, quante volte ti ho chiamato con il grande nome che l'Angelo mi aveva "obbligato" ad importi. Ti ho chiamato "Gesù", poiché avresti salvato il popolo dai suoi peccati. Ti ho chiamato così mentre eri nel mio grembo. Gesù, sussurravo verso il mio pancione accarezzandoti idealmente.
Poi, passati gli otto giorni previsti dalla legge, tuo padre e io ti abbiamo portato al Tempio e ti abbiamo dato ufficialmente questo nome. Un nome dato dal cielo- e confermato dalla nostra adesione alla volontà di Dio. Un nome grande perché è il nomi di nostro Figlio. Così ti chiama Dio, allo stesso modo ti chiamiamo noi.
Un nome che ti pone come operatore di salvezza per tutti gli uomini. Nel tuo nome è scritto il progetto della tua vita e lo scopo della tua esistenza. Un nome che sarà invocato eternamente in ogni cuore e in ogni angolo della terra per essere redenti.
Tuo padre e io ti portavamo a turno sulle braccia verso il Tempio di Gerusalemme e i nostri cuori palpitavano di gioia guardandoti negli occhi innocenti e divini, godendo di questo primo momento di offerta della tua Persona.
Noi ti offriamo al Padre. Offrirti per amore sarà il tuo vivere fino all'ultimo respiro. Ora sei consacrato come tutti i primogeniti di Israele.
Ma Tu sei il Primogenito e quindi questo momento assume un significato particolare: sei il Figlio etemo incamato che si offre come quando avevi detto "Eccomi, manda Me". Una infinita gioia mi ha invaso l'anima al pensiero che ora l'umanità intera aveva il "Salvatore" consacrato e offerto per amore.
Ho pensato ai poveri, ai lebbrosi, ai ladri, alle prostitute, ai bambini, ai morti che Tu avresti rialzato dalla loro condizione di "esclusi sociali" donando loro la veste della dignità interiore e la possibilità di non essere più offesi ed emarginati dallo sprezzante giudizio degli uomini.
Ho visto le strade polverose della nostra terra avvolgere di sudore e stanchezza i tuoi instancabili piedi portatori dell'annuncio del Vangelo.
Ti ho visto chinato sulla sofferenza fisica e nell'abbraccio liberante del tuo amore infinito per ogni creatura.
E poi nell'offerta eucaristica di Te nel pane e nel vino: "Prendete e mangiatemi. Prendete e bevetemi",

offrendoti, in modo misteriosamente divino, all'intimità con la vita della terra.
Ho pensato alla Tua offerta totale di vita sulla croce... e tu sai quanto è atroce per una madre raccogliere l'ultimo respiro del figlio!
Ti ho baciato e ti ho stretto al cuore: non era una cerimonia quell'offerta. Umanamente mi veniva nel cuore il desiderio di portarti via e sottrarti alla tua missione, alla tua immensa offerta.
Non volevo, da madre, che ti costasse tanto. E mentre ero presa da tutti questi pensieri, alzo gli occhi e mi trovo davanti un vecchio forte e dolcissimo. Guardava noi tre intensamente, commosso e come stupito.
Sembrava chiedersi: "Ma sarà vero? Saranno proprio loro? E Lui ? E ti fissava senza mai staccare gli occhi. Era come nell'attesa che gli si svelasse qualcosa atteso da una vita.
All'improvviso ci sembrò che diventasse luminoso e che negli occhi avesse una certezza. I suoi interrogativi avevano ricevuto la Risposta, lo Spirito lo aveva condotto li, lo aveva illuminato e reso certo sulla Tua identità. Ma non parlò subito.
Mi tese le mani per chiedermi di metterti sulle sue braccia.
Aspettò con pazienza come un profeta che riceve la Parola di Dio. Intanto penetrava il mio cuore con sguardi di dolcezza, quasi per dirmi grazie di avergli portato Colui che Egli aveva atteso per tutta la vita.
Chissà come aveva sognato il volto del Messia! Forse aveva chiesto continuamente nella preghiera: "che io possa vedere il tuo volto, mio Salvatore". Fremeva di gioia in una emozione spirituale indescrivibìle. Era al culmine della sua esistenza.
E tu, Gesù, piccolo bambino, ma Dio, in quell'attimo hai sorriso, quasi a dire a quel vecchio: sì, io sono il tuo Messia, l'atteso, il tuo Dio che viene a te nella umile veste della carne.
Vi siete incontrati e parlati.... l'antico e il Nuovo Testamento, senza polemiche, nella continuità di un'unica storia di salvezza e con dolcezza.
Allora ti ho consegnato alle sue braccia forti e innamorate. Ti ha baciato e stretto forte.
I suoi occhi si sono inumiditi di tenerezza, poi li ha chiusi per un breve tempo, quasi ad assaporare il mistero tra le mani, e ti ha innalzato più in alto possibile.

Non aveva mai fatto così con nessun bambino.
Credo abbia sentito tra le mani tutte le sue speranze realizzate, ha toccato ciò che non pensava più di toccare, ha visto la Salvezza.
E allora ha gridato con una voce intensa e indimenticabile: "Ora, Signore, posso anche morire, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da Te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele".
Anche io ho pianto. Il bimbo del mio grembo era riconosciuto!
Ora il vecchio continuava a fissarti e non si sarebbe mai staccato da te. Chi ti incontra veramente con la vita non può staccarsi più da Te, Gesù. Chi ti conosce, conosce la via la verità, la vita e sa...
Il mio grande dolore non sarà quello di vederti odiato dai tuoi nemici, ma abbandonato dai tuoi più cari amici. Ma ci saranno anche tanti che, per Te, daranno il sangue e la vita.
Tuo padre e io eravamo stupiti di quello che Simeone, così si chiamava il vecchio, diceva di Te. Ci benedisse, portandoti ancora in braccio, poi parlò. Si rivolgeva a me, come Madre. NE parlò sottovoce della tua Missione. Gli uomini avrebbero dovuto sempre fare una scelta... o con Te o contro di Te. E poi aggiunse: "... e a te, una spada trafiggerà l'anima".
Non sapeva che ero già stata trafitta quando ti avevo concepito e partorito. E cosi per ogni madre della terra: il figlio è una spina in ogni respiro, in ogni pensiero, in ogni azione, in ogni scelta.
Quando dolcemente ti rimise tra le mie braccia, avvertii che, attraverso il vecchio. La "promessa di vita" fatta ad Israele era compiuta in Te e che io portavo tra le braccia il Messia di Dio. Ti adoravo come Signore e Salvatore. Desideravo gridare al mondo il desiderio, che mi scoppiava dentro, di lodare il Padre, quando alle mie spalle sento una voce di donna lodare il Signore a causa Tua e parlare di Te agli uomini e alle donne di fede presenti nel Tempio.
Erano parole spontanee, ma profetiche e ispirate. Mi sono unita a lei, alla profetessa Anna e ho detto Amen, così sia!
Il cielo era nelle nostre anime e Tu la nostra gioia e la Gloria del Padre.
Quarto mistero della gioia.

Giosy Cento

Due anziani profeti