Chi conosce, anche solo in parte, il mondo della musica cristiana italiana, conosce don Giosy Cento. Egli è stato il primo sacerdote che, utilizzando il potente strumento della canzone, si è avvicinato alla gente, privilegiando in particolare i giovani. "Un prete che canta": ecco la sintesi dell'opera pastorale e artistica di Giosy Cento, che ha voluto farsi pellegrino per incontrare moltissime persone che a lui, proprio perché prete, hanno chiesto di offrire delle risposte alle domande che da sempre si fanno strada nel cuore di chi si affaccia alla vita; domande che sono espressione della "sete di verità" latente in ciascuno di noi quantunque ci abbeveriamo a diverse fontane. Le sue canzoni sono semplici e toccano in profondità le corde più intime e profonde del cuore, perché nascono dall'esperienza vissuta, dall'incontro con l'altro che apre all'incontro con Cristo, fine ultimo della missione del "prete che canta". Promotore del primo meeting dei giovani a san Remo nel 1999, Giosy Cento è stato presente anche nell'edizione 2000. Ritorna nel 2002 a testimonianza del suo ruolo primario e "storico" nel mondo della musica cristiana italiana.

Cosa ha influenzato la sua formazione umana e artistica?
«Sulla formazione ha influito molto la famiglia, una famiglia poverissima e umilissima, mio nonno, mio zio, mio padre erano dei poeti. Sono cresciuto nella povertà umana ed economica ma in una grande ricchezza familiare, mi hanno trasmesso proprio il senso più umile della vita. Proprio come Cristo perché venendo sulla terra lui ha fatto la stessa cosa. Questa è stata la prima canzone della mia vita. Poi ho fatto una bellissima esperienza nella mia parrocchia nella mia giovinezza dove c'era una vita viva e dove c'era un grande musicista creativo, non solo esecutivo, che inventava canzoni per tutti i ragazzi. Quando avevo 10 anni scrisse un recital intitolato "I mestieri", venne in classe, ci guardò e disse: «Adesso, guardandovi dirò a ciascuno che mestiere farà nella vita».
Ci guardò e cominciò a dire a uno: "Tu farai lo sfaccendato perché non hai voglia di fare niente", a un altro: "Tu farai l'oratore perché sei un chiacchierone", a un altro: "Tu farai il commerciante...". Quando arrivò a me mi guardò a lungo e non mi disse: "Tu farai il prete", mi disse invece: "Tu farai il cantastorie" e inventò una canzone che io cantai poi in questa recita cantando: "Vado per le vie della città cantando le vite della gente". Immaginate questo bambino sul palco con un mantello indosso cantare questa canzone.
Ma ciò che mi ha influenzato in modo particolare è la chiamata di Dio. Non è bello che qualcuno so proponga a cantare per se stesso e non per Dio. La musica di Dio deve avere un grande rispetto nell'essere proposta perché è una scintilla di dio che deve raggiungere il mondo. Poi ora, dopo aver scritto tante canzoni, è la gente che continua a a formarmi. Sono i giovani che continuano a formarmi sono i loro sms, le loro e-mail, i loro abbracci. Tutto ti forma, tutto ti fa diventare uomo».

Quali sono gli spunti delle tue canzoni?.
«Gli spunti delle mie mie canzoni derivano dall'esperienza della vita, da quelle più semplici, dalle esperienze interiori per ché in fondo non tutti gli uomini riusciranno a studiare teologia,

ma tutti avranno un rapporto d'amore, o avranno un bimbo e tutti avranno il dolore, tutti avranno un momento nei quali gli occhi gli rideranno e se tu riuscirai a toccare una loro corda ricorderanno questa canzone per tutta la vita».  

 

 

 

 
 

Attualmente quali sono i tuoi impegni?
«Puoi vedere su internet tutto il tour, l'indirizzo è www.giosycento.it. Il tour ha realizzato quasi 100 concerti, è una missione del Signore e per fare questo bisogna fare dei concerti negli ambiti cristiani. Co un gruppo di giovani adulti andiamo sulle piazze. Abbiamo raccolto una sfida. La gente del mondo di oggi ci dice: "Venitecelo a dire sulle piazze che Dio esiste", come faceva S.Paolo. E io mi sento un camminatore delle piazze. Il gruppo opera gratuitamente, perché "quello che abbiamo ricevuto gratuitamente, gratuitamente dobbiamo dare" e questo comporta anche una certa libertà nell'ambito della chiesa, ma anche dei grossi sacrifici fisici».
Per il futuro hai qualche nuova idea da realizzare?
«Quello che sto realizzando in questi giorni è un musical che si intitola"Morte e vita a duello" che uscirà in gennaio e quindi per Pasqua molti gruppi lo metteranno in scena. Penso a realizzare un disco di preghiera perché mi sembra che manchi, e anche un disco sulla vocazione, perché Dio ci dà un dono grande che oggi non è molto apprezzato, anzi addirittura disprezzato. Per far capire al mondo moderno l'importanza della vocazione consacrata, sono 25 anni che vado in giro per l'evangelizzazione e nell'ultimo disco c'è una canzone intitolata "Fatevi preti". Altri sogni io ce l'ho, ad esempio, operare a livello mondiale. Sono stato in Canada, poi andrò in Africa, in Svizzera e in Albania. Quello che vorrei piu' di tutto è salvarmi l'anima».
Che relazione c'è tra le sue canzoni e la preghiera? «Certo, molte cose nascono proprio dall'esperienza di preghiera che ti fa cogliere la scintilla di Dio che è dentro di te».
Hai partecipato alla nascita di questa manifestazione musicale? «E' un'idea che mi venne passando all'Ariston dopo aver cantato

per le missioni al Casinò e mi dissi: "Qui a San Remo c'è il carisma della canzone perché non può esserci anche quello della canzone cristiana?". Quest'anno mi hanno invitato come ospite insieme a Raffaella D'Ubaldi che è la ragazza
che canta sui miei dischi ed è la voce piu' bella della musica cristiana».

Raffaella

Come sei arrivata a cantare?
«In realtà io credo che sia stato l'ambiente e anche il credo che mi ha spinto a scegliere questa tipologia di arte e di canzone. In realtà io non mi definisco una cantante, non mi definisco un'artista però lo faccio volentieri perché è una forma di comunicazione, di colloquio, di preghiera e per cui quando posso lo faccio volentieri, è un momento quasi intimo con me stessa».
Cosa fai nella vita?
«Lavoro nel cinema in una società cinematografica: E' una attività che non ha niente a che fare con la musica perché in realtà lavoro nell'ambito amministrativo della distribuzione della Warner Bross. Ho sempre fatto lavori che mi hanno portato a contatto con la gente, per cui la comunicativa ha bisogno di dare dei messaggi e questa è una cosa che ho sempre avuto. La canzone religiosa è sempre una costante nella mia vita».
Tu hai avuto una formazione artistica tua oppure no?
«Io non ho avuto una formazione artistica vocale. Ho cominciato a cantare in chiesa. Un sacerdote, che mi aveva sentito cantare, mi prppose di cantare nei suoi dischi. Sono stata così introdotta nelle edizioni Paoline con cui ho fatto sia cori che qualche pezzo solista. Poi è arrivato Don Giosy e ho cominciato nel 1987 a fare il primo disco. Non ho potuto consacrare molto tempo della mia giornata alla musica, sono una "cantante per caso"».
Quali sono le ture prospettive, sono legate a Don Giosy?
«Quando gli altri mi chiedono di cantare non ho mai il tempo, o forse semplicemente non lo trovo interessante o forse trovo che non c'è quasi nulla da comunicare, invece con Don Giosy abbiamo un codice in comune, lui mi scrive il pezzo, io lo canto e poi lo interpreto. Ci facciamo un regalo a vicenda».
Il messaggio contenuto nelle canzoni, lo senti come una cosa intima?
«Quando canto non voglio imporre il messaggio, però io in quel momento sento una sorta di preghiera. Riesco a mandare questo messaggio agli altri per me è una vittoria».

La Forza della vita
Jubilmusic 2002


anno XIX . n. 1 de "La forza della verità" - aprile 2003 - San Remo