Il Vangelo delle stampelle

Noi li chiamiamo paraplegici, cerebrolesi, disabili, portatori di handicap ecc...
Il vangelo li chiama 'storpi', nel corpo e nella mente: figli di Dio per i quali il Figlio di Dio prova misericordia e li fa ALZARE.
Una notevole parte dell'umanità è colpita nel corpo e nello spirito da queste impotenze o grandi potenzialità. Attorno ad essi ci sono mamme e papà, fratelli e sorelle provocati sulla vita, sul senso, su Dio, sui perché.
Noi cosiddetti 'normali' sappiamo dire e rispondere molto poco.
Sono questi fratelli e sorelle chiamate da Dio sulle carrozzelle,nei letti o con le stampelle a risponderci con la vita, con la parola... superiore, con il sorriso e la serenità. Sinceramente ho trovato persone più scontente e agitate tra coloro che godono ottima salute che tra gli handi...menticati.
Era un pomeriggio di sole e andai a trovare Giuseppe, un amico sulla sedia a rotelle. Si parlava, ma all'improvviso lui mi guardò negli occhi e mi domandò:
"Don Giosy, ma tu sei felice?". "Beh! Abbastanza" - risposi io. E lui subito:
"Sei un vigliacco!". Sorpreso gli domandai: "Scusa, ma...". "Sì - riprese Giuseppe - perché chi conosce Gesù può essere solo felice. Io sono tanto felice perché Lui è con me". Avevo capito in un attimo quanto la mia teologia di prete, le mie prediche, il Vangelo che pensavo di vivere fosse diventato così piccolo di fronte a quel ragazzo che masticava parole e serenità biblica.
La felicità è la conquista interiore dell'uomo che trova il suo centro, il suo motore nell'Assoluto. La felicità che nessuno può rubare, la felicità che non è soltanto stare bene o avere il bene-ssere, ma è il bene-stare, l'essere in armonia con la propria dimensione, con il proprio corpo e accettarsi senza anoressie o rifiuti di qualunque tipo.
Quanta tenerezza ho provato per Giuseppe che non può mettersi il gel sui capelli, che non può vestirsi alla moda (non ha il corpo adatto), che non guiderà mai un'Alfa, ma che è stato scelto per portare dentro la parte migliore, che non le sarà mai tolta.
In un paesino della Toscana vive Francesco. Ha trenta anni. Quando lo conobbi, ne aveva dodici. Non ha mai detto mamma né papà. Non si regge in piedi, è faticoso farlo mangiare, non parla, ma ti guarda e sorride. La mamma mi dice: "Francesco è il dono più grande che Dio mi ha fatto!" Volete più Vangelo di questo?
Sento tante mamme arrabbiate per come i figli rispondono male, per come vanno a scuola, per le ore di rientro della notte, per il denaro sperperato e che forse non dicono spesso con le labbra: questo figlio è il dono più grande. Vorrei sentirlo dire anche da tante mamme che, pur provandolo sinceramente, lo dovrebbero affermare di più.
Francesco mi ha fatto piangere e mi ha comunicato un messaggio, un vangelo silenzioso: 'non ti lamentare della vita, godi quello che sei e quello che hai'.
Rossano vive in piccolissimo paese. Gattona per casa. Ha più di venti anni.
Un volto e degli occhi neri dolcissimi. E' molto intelligente. Passa le giornate tra musica e computer. La gente guarda con... pietà questa famiglia (questo non è cristiano per niente! Nessuno ha bisogno di questa falsa e inutile pietà!).
Sono andato a trovarlo e lui ha guardato con una innocente diffidenza questo prete che voleva almeno stare con lui. Naturalmente abbiamo cantato, ascoltato musica. Ma alla fine Rossano mi ha domandato: "Ma tu mi vuoi bene davvero?"
Una domanda che già avevo risentito: Gesù lo aveva chiesto a Pietro:" Mi ami?"
E io mi sono trovato impacciato e commosso, ma fortemente conquistato da quella richiesta non solo di baci e di abbracci (la mamma gliene dà anche troppi ), ma dell'accettazione sociale e ecclesiale rappresentata dal prete, uomo di tutti. Forse ho letto troppo nelle sue parole o nei suoi occhi? Non lo so. Alcuni giorni dopo, comunque, sono andato a portarmelo via davanti a tutti e alla faccia di tutti e ho voluto che cantasse con il prete cantautore. Così Cristo voleva i poveri vicini a sé davanti ai... potenti.
In una città italiana del Nord. In un teatro. La mia attenzione cade su un ragazzino che è disteso a occhi chiusi su un... passeggino. Vicino una donna molto premurosa e serena: sua madre. Per tutta la sera lo seguo nei suoi piccoli movimenti e perché apre gli occhioni azzurri soltanto quando lei lo invita alla relazione. Sembra avere sette-otto anni. Mi avvicino e chiedo il suo nome e quanti anni ha. Si chiama Daniele, ha sedici anni. Vedo i suoi occhi, perché ha avvertito una voce diversa. E' bellissimo." Questo è il mio amore da 16 anni. Lui soltanto, perché il suo papà, quando lo vide così, appena nato, il giorno dopo si tolse la vita. Ora io vivo per lui... mi basta questo amore". Il Vangelo tradotto in 'mammese', questo linguaggio degli amori incredibili.
Ecco Chi tiene in piedi chi non cammina, chi non parla, chi ha tutte le necessità per vivere.
E tu amico mio, guardandoti intorno, vicino o lontano, non vedi nessuno a cui prestare mani, piedi, cuore, amore? Non pensi quanto è bello il Vangelo delle stampelle?

 

FINESTRA

NOI COME VOI

Mi aveva colpito il nome di questa Associazione che mi ha invitato a fare un Concerto di Beneficenza nel Palazzetto dello Sport di Novara.
Dodici anni di attività. L'Associazione 'NOI COME VOI' di Galliate (NO).
È nata da una coppia di sposi - Benedetta e Marco - che dopo Gabriele si ritrovano tra le braccia una figlia con gravi problemi encefalici e ritardo mentale.
"Posso affermare di essere una mamma felice, perché, vivendo accanto alla disabilità mi ha insegnato la gioia e la forza che si riceve del dare agli 'altri' con generosità incondizionata... Sono venuta a contatto con le famiglie nelle mie stesse condizioni... e così ho iniziato ad occuparmi, insieme ad alcuni giovani, anche di altri disabili, fondando questa Associazione di Volontariato per l'handicap,della quale sono presidente, che lavora da molti anni sul territorio galliatese, ma anche più lontano. Ora ospitiamo più di 40 disabili nei locali di una scuola offerta dal Comune.". Così scrive mamma Benedetta, veramente benedetta nel suo impegno dalla mattina alla sera per questi figli.
Ho capito che il mio concerto era quello ascoltato nella casa di Galliate e che, se potessi, sceglierei come batterista il simpaticissimo down Gaetano, che ho sentito portare il ritmo, un ritmo della vita a me inaccessibile, nella sala di Musicoterapia.

Giosy Cento