Il Rosario è giovane
e i giovani ne sono i "grani"
sulle strade del mondo

GIAMPAOLO MATTEI


  -Il Rosario è giovane e i giovani ne sono i "grani" per le strade del mondo. Quanti giovani ho visto quest'anno prendere in mano il Rosario e recitarlo per la prima volta, commossi fino alle lacrime!-. A parlare è don Giosy Cento, il sacerdote che da trent'anni gira l'Italia, e non solo, per annunciare e testimoniare Cristo con le canzoni.
  Nell'Anno del Rosario don Giosy distribuisce, durante i suoi concerti, la Corona: negli stadi, nelle piazze, negli oratori (più di cento solo nei primi otto mesi del 2003). -E' una Coroncina semplice, "verticale", con una "decina" che termina con il "tau" francescano - dice il sacerdote -. E' una Coroncina essenziale che intende suggerire l'amore di Cristo e di Maria per ciascuno di noi. Ed è significativo poi che queste Coroncine siano realizzate a mano in una casa-famiglia di Ischia di Castro, nel Viterbese".
  L'Anno del Rosario - afferma - è una grande intuizione di Giovanni Paolo II, -teneramente innamorato della Madre di Dio-. Dice don Giosy: -II Papa ci ha fatto un grande dono, ci ha dato una grande gioia e una grande speranza. Ci ha affidati nelle mani di Maria, della nostra Mamma. E i giovani, i tanti giovani che incontro quasi ogni sera in tutta Italia, stanno scoprendo sempre più la gioia della fede, la verità di Cristo, anche grazie al Papa che, come ha scritto nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù, ci dice: "Ecco la tua madre!".
  Don Giosy ha scritto molte canzoni scaturite dall'amore del figlio per la Mamma. "La finestra della casa di Nazareth" è il titolo di un suo lavoro dedicato, appunto, alla Madonna. Ma la "presenza" di Maria si riconosce in ogni suo disco, anche nei più recenti "Lazzaro G" e "The best".
  Quanti vogliono cantare Cristo insieme Con don Giosy, e ricevere la corona del Rosario, possono consultare il sito Internet www.giosycento.it per sapere luoghi, date e orari dei concerti che il sacerdote propone da solo e con il gruppo dei Parsifal.
  L'Anno del Rosario - visto dal cuore della musica cristiana - è davvero un"esperienza spirituale altissima. -Grazie a tanti sacerdoti e a tanti laici che incontro quotidianamente sto vivendo una straordinaria gioia interiore e la vedo vivere a tanti cristiani che si affidano a Maria- dice don Giosy.
  Alcune persone - spiega - prendono in mano la Corona del Rosario distribuita nelle

piazze con un pizzico di diffidenza o perché "pare brutto" rifiutare. Poi il sacerdote riceve lettere o e-mail che raccontano storie di conversione e di riavvicinamento alla fede proprio tramite il Rosario. -Qualcuno usa la Corona come "portachiave" e magari, tenendola in mano, si sorprende a pregare, a scorrere le dita sui "grani"...- aggiunge.
  Gli incontri che questo sacerdote cantautore sta facendo ovunque rivelano - afferma - la grande ricchezza dell'anno del Rosario. Indica, in particolare, un indimenticabile incontro di preghiera e di festa svoltosi presso il Santuario della Madonna di Pompei, dunque proprio nella "Casa del Rosario". Sì, l'Anno del Rosario sta suscitando un fervore popolare intenso, profondamente radicato. Un fervore che vede i giovani protagonisti. I giovani, infatti, hanno fatto esperienza della paternità di Giovanni Paolo II: hanno imparato ad ascoltarlo, a dialogare con lui. E l'invito del Papa a recitare la Corona lo hanno preso proprio come un suggerimento spirituale e decisivo per le loro vite.
L'Anno del Rosario, certo, non riguarda solo i giovani. -Tutti noi siamo interpellati dalla forza del Rosario, dall'amore della Madre di Dio- dice don Giosy. E racconta ì passi di un singolare Pellegrinaggio sul Monte Grappa, di una visita, che diventa improvvisa preghiera, al "museo di guerra" che si trova accanto al "sacrario" dei caduti della Prima Guerra Mondiale. Don Giosy racconta così quella forte esperienza spirituale vissuta con l'intensità dell'Anno del Rosario: -Sono entrato nel museo e i miei occhi sono caduti su "qualcosa" che mi ha dato un brivido dentro. Nella vetrina c'erano croci fatte in metallo dai giovani spediti a combattere al fronte, e tantissime medagliette raffiguranti Maria, consunte dal tempo e forse dai baci e dalle lacrime dei soldati. E, vicino, due o tre Rosari, ritrovati nelle trincee. Sono rimasto a guardare, a contemplare, cioè quasi a "vedere oltre". Ho "visto" quelle Corone tirate fuori dalle tasche delle mamme alla partenza dei loro figli per la guerra. Magari quei giovani l'avevano prese solo per fare un favore alla mamma o forse al sacerdote del paese. La mamma o la moglie o la fidanzata o il prete avranno pensato e detto: "Là, al fronte, io non ci sarò, pur amandoti infinitamente, ma Lei, la Madonna, ci sarà"... -.

  Nelle parole di don Giosy c'è la preghiera per quelle qiovani vittime della guerra. di ogni guerra, in ogni tempo e a ogni latitudine: - Salendo su per i monti, sentendo i cannoni e le armi sparare, quei ragazzi, impauriti, avranno cercato nello zaino il Rosario, l'arma più forte e potente di difesa della vita. Posso immaginare come l'abbiano recitato portandovi dentro la richiesta di salvezza, il rischio della vita con Gesù condannato a morte lì vicino, avvertendo, a ogni "Ave Maria", una carezza e un abbraccio materno dal cielo, poiché il Rosario chiama Maria accanto a noi e pone noi vicino a Lei -.
  Contemplare i Rosari "di guerra" significa "vedere" quei giovani soldati che pensano ai loro bambini e alle loro mogli: "Significa "vedere" le loro lacrime e quel Rosario stretto nelle mani, come "dolce catena che riannoda a Dio", e riesce a donare la serenità e la pace che soltanto la Mamma sa dare perché è il Grembo dell'Eterno che supera le situazioni contingenti e da senso anche alle vie storte della storia -.
Con le mani unite nel gesto della preghiera il sacerdote Giosy Cento confida di aver "visto" in quei "grani" di Rosario -tutti i miei amici giovani del terzo millennio, spediti "al fronte" di questo complesso periodo della storia. Sono i giovani a pagare il prezzo più alto delle guerre dei "signori del nulla". Sono i giovani, in tuta mimetica, sui "fronti" infiniti delle paci instabili in tutto il mondo. I giovani sono "sul fronte" delle strade asfaltate e della velocità, "sul fronte" delle discoteche all'ingresso delle qualisi trova droga e poi ubriacature senza senso. E poi sono "sul fronte" dell'amore, della coppia, del consumismo, dell'AIDS. Uno dei "fronti" più sensibile è quello del lavoro introvabile, a volte da pagare, distribuito non sempre con giustizia. E poi il "fronte" della pace da costruire con la grande sofferenza di vederla così poco, il "fronte" del futuro incerto, delle confusioni sociali -.
  E conclude: - Sui "fronti" dei giovani ci sono tutti i misteri: dolorosi, gaudiosi, luminosi, gloriosi... Sarà per questo che il Papa ha scelto per la Giornata Mondiale della Gioventù, un tema in relazione con l'Anno del Rosario - "Ecco la tua Madre" - invitando i giovani a non vergognarsi di pregare con la Corona da soli, mentre vanno a scuola, all'università o al lavoro, per strada e sui mezzi di trasporto pubblico. Si, "al fronte" con il Rosario in mano: "il fronte" è la vita -.