INTERVISTA A DON GIOSY CENTO
Torino 23 maggio 2003
(a cura di Francesco Venuti - guida sugli USA in Supereva)



Se dovessi presentarti, don Giosy Cento, come lo faresti?

Direi semplicemente che sono un prete, perché ciò che mi piace di più della mia vita e ciò che di più grande è avvenuto è l’essere stato chiamato da Dio a condividere la Sua missione. Per questo sento di essere un prete davvero prete, fino in fondo, per quanto posso. Ma mi sento, ovviamente, anche un prete cantautore per una sorta di “seconda chiamata” che mi è stata rivolta.

Come nasce una tua canzone? E’ cambiato il modo di scrivere canzoni in questi tuoi 26 anni di “attività musicale”?

Le mie canzoni escono sempre dalla vita, dalla preghiera, dall’incontro vitale con la gente e con Dio. Indubbiamente il “modo” è cambiato. Inizialmente era un modo un po’ inconsapevole, molto spontaneo di cantare tutto quello che mi veniva: scrivevo dei testi lunghissimi, enormi, con delle melodie molto semplici. Cambiando i tempi, mi sono accorto che cambia anche il modo di fare canzoni. Credo però di essere stato sempre fedele al fatto di cantare le cose della vita e di cercare sempre un frammento divino anche nelle situazioni personali più difficili.

Le tue canzoni si rivolgono prevalentemente ai giovani, ma poi inesorabilmente finiscono per cantarle anche e forse di più gli adulti. Quale è il tuo pubblico privilegiato?

Non credo che ormai esista più un pubblico privilegiato. Negli anni Settanta e Ottanta, quando c’erano molti gruppi giovanili, si riusciva a rivolgere molta musica cristiana per questi gruppi. Oggi ci sono ancora giovani, sia singoli che in gruppo, che si entusiasmano per la mia musica e per il messaggio che cerco di trasmettere. Io ricevo costantemente delle enormi consolazioni spirituali proprio dai giovani, che vivono attraverso la musica l’annuncio del Vangelo. Per esempio, l’ultimo messaggio che mi è arrivato oggi da una ragazza diceva: “Le tue canzoni sono la colonna sonora e spirituale della mia vita”. Ovviamente i giovani sono privilegiati perché loro vivono molto di più di musica e sono loro stessi “la Musica”. Tuttavia, ci siamo accorti che anche l’adulto, oggi, che è figlio degli anni Sessanta e Settanta, per cui è cresciuto anche lui nella musica moderna. Proprio per questo, anche gli adulti cantano, si entusiasmano e si lasciano toccare da queste canzoni e dall’annuncio, comprano i dischi perché trovano quella positività e quella freschezza che gli era sfuggita di mano. Si trovano davanti a qualcuno che dice cosa che loro vorrebbero dire, ma che non sanno più dire o non riescono più a dire.

La Chiesa del 2000 ha superato molte “frontiere”, anche quella di internet. Cosa ne pensi di questo potente strumento per annunciare il Vangelo?

Io credo che sia uno strumento potentissimo, perché in un attimo si è in ogni angolo del villaggio del mondo. E non è bastato che il Papa stesso abbia messo il suo dito su un tasto di un computer. L’importante, come dicono tutti, è di usarlo bene. Forse l’importante è l’essere tutti presenti in modo vivo. Per esempio, anche noi abbiamo un sito (www.giosycento.it) con cui abbiamo raggiunto migliaia di migliaia di persone, che sono alla ricerca soprattutto di un contatto personale, umano, con un sacerdote. Internet è solo uno strumento ed un primo passo. Ciò che ricerca la gente è il contatto diretto, personale con la spiritualità. Quello nostro è un mondo buffo. Mi stupisco sempre di quante persone vengono colpite da certi messaggi. La gente si professa atea, anticlericale, contraria a Dio e alla sua Chiesa, ma poi è alla continua ricerca di spiritualità e riempie le piazze di un povero prete che canta il suo Dio. Io trovo moltissime persone che sanno comunicare seriamente e proficuamente attraverso internet. Purtroppo, bisogna sempre fare attenzione che i rischi non superino il bene che si ottiene.

Le tue canzoni sono dei “pilastri” nella musica religiosa e liturgica dei nostri tempi. Basti pensare ad “Acqua siamo noi”, “Laudato sii, Signore mio”, “Viaggio nella vita”, “Sei grande Dio”… solo per citarne alcune! Cosa pensi di come si svolgono le cose oggi relativamente al rapporto musica e Liturgia? Cosa pensi sia da cambiare e cosa invece consideri più positivo?

Io credo che finalmente ci sia stata una piccola chiarificazione, cioè che si sia trovato il coraggio di dire che “nella liturgia bisogna cantare la liturgia”. Non condivido chi assolutizza i principi e non dà spazio alla creatività. Credo nelle persone intelligenti, spirituali e competenti, che sanno mettere nella liturgia anche il canto che potrebbe essere considerato un po’ fuori dalle righe, ma che esprime in quel momento la vita della liturgia. “Canzone liturgica” non si significa assolutamente canzone “compassata”, ma significa canzone che fa vivere in profondità il momento liturgico. Se la liturgia è l’incontro della vita degli uomini con la vita di Dio, credo che ci possa stare dentro tutta la vita degli uomini e tutta la vita di Dio.
Che cosa c’è da cambiare? Secondo me, occorre innanzitutto essere più sereni, ma anche più oculati, avere una mente che spazia in modo più largo, così da imparare a scegliere. E’ ovvio che nella liturgia non si può mettere dentro tutto. Si è, ad esempio, gradualmente preso coscienza che la chitarra non è indispensabile, ma che è bello a volte che vengano introdotti anche altri strumenti. Il Papa stesso ci ha fatto notare il valore delle culture della danza e anche lui ci ha dato un grande impulso ad affrontare queste parti della liturgia con più libertà interiore e con più creatività, ma sempre con serenità e intelligenza.

Se dovessi raccontarci un aneddoto che ricordi con piacere di questi tuoi 26 anni di attività, quale citeresti?

Quello che mi ha colpito di più di questi ultimi anni è stato un avvenimento straordinario che mi è accaduto alla fine di un concerto in piazza con i Parsifal, il gruppo con cui vado per le strade del mondo e per le piazze ad annunciare il Vangelo, così come facevano Gesù e San Paolo, che predicavano nelle Agorà del loro tempo. Ebbene, durante uno di questi concerti ho assistito personalmente alla conversione di uno dei più grandi esponenti della malavita italiana, che ha voluto anche confessarsi e so che tutt’ora mantiene seriamente la sua posizione di conversione. Ma non posso dire di più…