IL RITRATTO

DON GIOSY CENTO
UNA VOCE
AL SERVIZIO DI DIO

Da quarant’anni il sacerdote scrive e interpreta canzoni “di evangelizzazione, riflessione e preghiera di strada”.

E assicura: Con i dischi esco dalle sacrestie ed entro nella vita quotidiana delle persone .Anche di chi non crede

Testo di Laura Badaracchi

Se gli chiedi quando sia nata la sua passione per la musica, prima o dopo la vocazione al sacerdozio, risponde d’impeto: «Per la musica non esiste un prima e un dopo: si nasce con la musica, si è musica perché Dio è musica. Se dicessi: “La musica mi è sempre piaciuta’: mi sembrerebbe di stare su Facebook a mettere un “I like”. Invece ho fatto esperienza profonda che Dio ha sparso ritmo, armonie nell’universo, nei corpi, nei silenzi. È bellissimo vedere, nei concerti, che i primi a muoversi con ritmo giusto sono i bimbi piccoli anche sotto tre anni». A 67 anni, don Giosy Cento non ha perso il suo entusiasmo, quello che a 23 lo ha fatto diventare prete «con una passione immensa per l’umanità e per Gesù che ha scritto, nel Vangelo, uno spartito di un’opera irresistibile, ti prende fino al punto di strapparti la vita e buttarla in mezzo alla gente più semplice, umile e povera. E che spinge sempre ad “andare”».

E questa la lente d’ingrandimento per decifrare il senso di un annuncio evangelico mediato dalle canzoni: «Alcune sono tradotte anche in mandarino e cantonese, le due lingue della Cina, dove i cristiani cantano: ‘Prendimi per mano, Dio mio’: Tanti mi confidano: “Sono cresciuto con le tue canzoni”». Ma non si sente «un uomo da palcoscenico: non mi “tira” apparire in tv, anche se a volte me lo hanno chiesto. Sono un itinerante vagabondo delle strade, dei chilometri, dei treni, degli aerei. Mi innamora il Gesù dei villaggi, quello del contatto con la gente. Spero che il camminare cantando sia il prolungamento del mio “sballo eucaristico” e che, in piazza o in parrocchia, arrivi la continuazione del mio predicare il vangelo nella Messa».

Tra il primo album discografico, uscito nel 1975 e intitolato Celebriamo la nostra speranza, e l’ultimo cd Ho fatto un sogno, sono trascorsi quasi quarant’anni. «Creare musica cristiana è una missione, non un lavoro», puntualizza don Giosy. Che individua un punto di svolta dal Giubileo del 2000 in poi: «Da allora la mia è diventata una canzone di evangelizzazione, riflessione, preghiera di strada. Bisogna uscire e cantare fuori, toccare l’umano e trovare il frammento divino nascosto dentro: una bella caccia al tesoro! I dischi sono usciti dalle sacrestie e sono entrati nei computer, nei lettori cd, nello stereo delle auto: parole e musica per tutti, anche per chi non crede, perché tutti hanno il cuore, il corpo, il dolore, l’amore, una ricerca di Dio». Ricorda, in particolare, la collaborazione nel disco La vela e il vento con un cantante musulmano «che canta le cose degli uomini di Dio islamici, in arabo, insieme a un prete!». E aggiunge: «Non ho avuto problemi, per le canzoni, con nessun vescovo né in Italia né all’estero. Qualche pastore mi dice: “Ma questa è la nuova evangelizzazione!”. Rispondo: “Mi spiace, è vecchia: la sto facendo da quasi quarant’anni!“».

L’ultimo cd, Ho fatto un sogno, è nato risentendo e rileggendo una sera I have a dream dalla voce di Luther Ring: «Mi è sembrato di sentire le parole, la passione che servono per oggi e che mancano alla Chiesa e a noi pastori. Martin è un pastore protestante e trasmette a un popolo intero il sogno di Dio di giustizia, libertà, democrazia: una lotta ai piani alti della dignità dell’uomo. È il sogno biblico in ogni riga della Scrittura: trasformare il negativo in positivo, il buio in luce, la sete in ristoro, il dolore in danza, la morte in vita. Ho pensato che potevo essere anche io, piccolo prete cattolico del terzo millennio, a gridare sulle piazze questa verità, traducendola come potevo». Con il cd, don Cento ha autoprodotto, insieme all’artista Marcello Silvestri, il volume Shaked. Meditando in colori, musica e Parola «per trasmettere la parola di Dio all’uomo di oggi, alle nuove generazioni. Marcello crea tavole polimateriche tridimensionali solo su temi e versetti biblici; io ho provato a tradurre in meditazione e preghiera i suoi colori e la sua arte». E un prete cantautore cosa pensa del successo mediatico di suor Cristina Scuccia, la giovane religiosa che sta riscuotendo grande successo nel programma Rai The voice of Italy? «È uno stupendo e prezioso dono di Dio che va custodito con “gelosia” religiosa e storica. Guai se qualcuno tentasse di strumentalizzarla per altri scopi. Appena ho sentito la sua voce e le sue incredibili interpretazioni, ho cominciato a pregare ringraziando Dio per lei. Spero di incontrarla, ma queste cose le fa soltanto il Signore!». Intanto lo ha conquistato ed emozionato «il sorriso di papa Francesco. Pochi minuti a tu per tu. Gli ho regalato il cd su don Tonino Bello e mi ha detto: “Buona missione, padre!’: Quanto tempo ci vorrà perché la sua semplicità e povertà, la sua coerenza e la sua rivoluzione arrivino alla mia vita e alla vita della Chiesa per una nuova stagione di cristianesimo autentico? Ho pensato: “Ora tocca a me”».