Don Giosy Cento, che porta avanti la sua missione utilizzando anche gli strumenti della musica e della scrittura, propone due nuovi lavori: il disco “Ho fatto un sogno” e il libro “Shaked“. Conoscendone il legame con il Santuario di Pompei, per cui ha lavorato a lungo, abbiamo voluto intervistarlo.

Guardando l’orizzonte

che apre al giorno nuovo

di Giuseppe Pecorelli

“Beato chi ascolta i nuovi figli degli uomini e di Dio e si siede con loro, come Francesco, nella fraternità dell’universo a cantare, senza illusione, il sogno della fratellanza e degli uomini felici’: Tu lo scrivi nell’introduzione al tuo ultimo disco intitolato “Ho fatto un sogno” e ispirato a Martin Luther King. Non credi che questa sia un’utopia? La storia dell’uomo insegna che la fratellanza è un valore mai affermato del tutto, se non in contesti limitati.


Mi piacciono le utopie, i sogni umanamente impossibili: perché così sogna Dio. E io, piccolo uomo e prete, metto la mia mano nella Sua e cammino dove mi porta. La vita di un credente non è piangersi addosso, ma guardare sempre verso l’orizzonte che apre al giorno nuovo e alla stagione della primavera. Ogni generazione si porta dentro questo desiderio di unità e di pace e fa i suoi tentativi per realizzarlo. Ha un immenso valore e lascia una grande traccia nella storia, ogni piccolo o grande atto di amore pagato anche con la propria vita. Questo comporta lotta, profezia, scelta di essere amico di ogni creatura. Non si fa un disco per venderlo, ma per impegnarsi e impegnare su un messaggio sempre positivo. “Ho fatto un sogno“, lavoro discografico maturato in mezzo a mille problemi e sofferenze, vuole essere un segno piccolo e forte che un credente credibile, dà svolte felici a ogni momento storico, anche al nostro così malato di contraddizioni e sfiducia. Ma Dio è sempre una sfida a superare negatività e limiti. Ho provato ad andargli dietro cantando il suo incredibile Amore.


La speranza di Martin Luther King è la speranza cristiana, che va ben oltre i diritti civili, pur fondamentali. A leggere i tuoi testi, tu hai una fiducia straordinaria nell’uomo e nella sua capacità di sapersi rinnovare nell’amore. Eppure è sufficiente leggere un quotidiano per demoralizzarsi. Dove trovi le ragioni del tuo ottimismo?


L’ottimismo non si compra in nessun super mercato. È una conquista interiore dell’uomo che si mette davanti alla vita facendo, come il Creatore, un atto di fiducia nell’uomo. Dare fiducia significa credere, anche se, a volte, i motivi per continuare finiscono. Ma qui sta il passo grande dentro delle anime di oggi. Dio, che si inquieta con l’uomo e quasi arriverebbe a distruggerlo, nel suo immenso amore dice: “Per un attimo ti abbandono, ma poi ti riprendo con tutto il mio amore divino”. È da uomini forti, ancorati al divino non per scherzo e non per mestiere o potere, giocarsi la vita su una serena interpretazione del vissuto moderno. È troppo facile deprimersi o smettere di sperare: va troppo di moda. I giovani e tutta la gente cerca, nella Chiesa e negli uomini di Chiesa, persone non liquide e inafferrabili che fanno discorsi qualunquistici, ma testimoni umili e concreti che si tirano su le maniche e rischiano di persona. Una canzone del disco “Chi ha mangiato” grida che si possono e si devono denunciare le ingiustizie, rischiando, e che basta con l’omertà!


Quanto ti hanno ispirato i gesti e le parole di Papa Francesco nel pensare questo tuo nuovo lavoro?


Papa Francesco è arrivato poco più di un anno fa, mentre questo disco cominciava a nascere due anni fa. Indubbiamente, quando Dio ha mandato tra noi Francesco, i suoi messaggi cosi diretti sono stati una conferma forte di quello che avevo scritto. Soprattutto le tematiche della schiettezza (c’è la canzone del “Mercato delle falsità“), della valorizzazione delle persone umili e nascoste che sorreggono il mondo (la canzone”Questo applauso è per voi“), il grido di pace e la preghiera con al centro sempre Gesù (“Jesus, Jesus“).


Il Papa ripete spesso che i cristiani devono saper scendere in strada, uscendo dalle sacrestie. Un disco di un sacerdote-cantante sembra uno strumento per parlare a chi già vive una vita di fede. Come avvicinare invece chi è lontano?

Non desidero avvicinare chi è …lontano. Ma…chi è lontano?? A me sembra che tutte le persone mi siano vicine e che io devo solo farmi prossimo, accostarmi alle loro barche, alle loro notti, ai momenti più semplici di umanità. Questo disco, come quelli dei miei ultimi quindici anni, sono sui gradini di Chiesa e molto più in là. I concerti sono ovunque. È meraviglioso cantare sulle piazze, nei teatri, sulle spiagge dove c’è chiunque e parlare al cuore. Questo risveglia, con la grazia di Dio, la vita di molti verso il ritrovamento di se stessi e della religione dell’Amore. Chi vive già una vita di fede viene confermato e chi è nel dubbio molto spesso trova lo stupore dell’incontro con il Dio della Vita.


Per chi ha meno di 35 anni, i dati e le cronache parlano di situazione grave e di futuro rubato. Tu hai sempre mostrato grande attenzione per i giovani. Ne hai incontrati e ne incontri tanti ogni giorno. Quali parole e quali argomenti utilizzi perché non si lascino andare alla rassegnazione?


Non cerco molte parole e argomenti per i giovani: questa è una generazione di fenomeni che sa essere alunna e maestra. Vado a incontrarli, innanzitutto, senza alcuna paura o soggezione: so che ho da dare molto ma anche molto da imparare. Provo ad usare il metodo di Gesù: li guardo e li amo: li sento figli e, oggi che sono più grande, come nipoti sui quali riversare tutta la mia tenerezza. Cerco di essere estremamente sincero su tutto quello che loro chiedono, soprattutto sulle richieste che riguardano Chiesa, morale e Religione. Sulla chiarezza si trova l’incontro. A volte sembra di perdere con i ragazzi. Ma è anche bello perdere: il giovane ricco, di fronte alle proposte di Cristo, se ne andò… E io non sono meglio di lui….


Insieme al disco esce anche un tuo libro in collaborazione con un famoso artista: Marcello Silvestri. Di che cosa si tratta?


Il libro è una Meditazione in colori, musica e Parola. Marcello mette le sue opere pittoriche, polimateriche e tridimensionali, ma soprattutto bibliche. lo ho messo un po’ di Parola e parole per meditare attraverso l’arte. Il libro ha come di titolo “SHAKED”, ispirato alla visione del mandorlo fiorito di Geremia. Significa Vegliare e Svegliare. Leggere per capire meglio.